Non indossa il burka ne' il chador: quello che porta, a scuola come quando esce con gli amici, e' solo un foulard che copre la testa che pero' e' bastato per sentirsi dire ''no grazie'' quando si e' presentata per uno stage in un
hotel di Prato, la citta' dove e' cresciuta. Una storia che Hajar, 18 anni, origine marocchina, si e' tenuta dentro per alcuni mesi, aiutata anche dall'essere stata poi accettata in un'altro
hotel, e che ieri ha raccontato durante un dibattito sull'integrazione organizzato dalla Provincia di Prato. Hajar studia all'Istituto professionale pratese 'Datini', scuola storica della citta'.
Nella primavera scorsa, come le sue compagne, doveva effettuare un periodo di prova alla reception di un albergo. Quando si e' presentata il titolare, con cui aveva parlato al telefono per prendere appuntamento, le ha chiesto se era disponibile a scoprire la testa e ''quando ho detto di no mi ha risposto che allora lo stage non era possibile''. Eppure per lei, che per riservatezza non rivela neppure il nome dell'hotel che l'ha respinta, quel foulard ''non e' un accessorio, ma un simbolo e ha un significato che vorrei far capire ai pratesi''.